La carriera dello scrittore Tecnicamente parlando, sono l'autore letterario più precoce e fecondo di tutti i tempi; a dodici anni già avrei scritto un paio di romanzi, una raccolta di sonetti, qualche pamphlet a sfondo politico-antropologico, un saggio critico di confutazione delle argomentazioni di Anselmo di Aosta, un paio di romanzi erotici sotto falso nome, dei dialoghi per un'opera rock con tappetini sonori dei fratelli Cavalera, una lectio magistralis indirizzata ai pontefici del futuro che avrebbero cercato di sputtanare in tutti i modi la gnoseologia di Feyerabend, ed un sacco di altre cose gustosissime et amenissime per il lettore. L'avrei fatto sul serio eh, solo che poi, per tutta una serie di contingenze, contrattempi, uscitine serali, lo studio, il lavoro, la palestra, il clima avverso, il Fato Ineluttabile, andare a prendere mio padre in aeroporto , e poi vuoi mettere - prima di mandarle in giro - la fatica di rileggerle, tutte quelle cartacce! Così il mondo - ma soprattutto parenti ed amici hanno vissuto finora tranquilli. A me interessava Sapere, mi piaceva leggere molto e, come una forma di invidia inespressa verso l'opera scritta, per riflesso adoravo scrivere. Anselmo di Aosta mi era antipatico perhè aveva lo stesso atteggiamento di sufficienza che hanno gli adulti nei confronti dei bambini quando ad una richiesta di spiegazioni si sentono ripondere: ''Perchè lo dico io e basta.`` E giacchè proprio si parla di filosofia, mi sarebbe interessato sapere quel poco delle donne per arrivare a capire com'è che si arriva a capire che non si capisce quand'è che non hai capito... essenzialmente Socrate parlava di questo. Perchè aveva capito tutto, è per questo che non scriveva niente. Il più grave impedimento perchè la scrittura fluisse di getto sulla pagina è sempre stato... una calligrafia orribile ed enfatica. Impossibile dare a qualcuno da leggere un manoscritto senza vederselo tornare indietro pieno di punti interrogativi; impossibile persino per me rileggere dopo un po' di tempo note frettolose, appunti, sensazioni steganografate dietro scontrini e pagine di integrali di chissà che... Per non parlare dell'epico blocco blu da tenere accanto al letto per trascrivere le intuizioni notturne nelle calde notti di estate in cui mi addormentavo ascoltando il Figlio della Luna dalla radiosveglia scassata. Nelle notti in cui le nubi ammantano la montagna, da lontano lampi spettrali e nelle orecchie il rombo dei tuoni, me ne sto in un angolo a mangiare Die Eier von Satan mentre risuona sotto la volta gotica un organo a canne. Mi paleso nei sogni altrui indicando l' Uovo. Hanc marginis exiguitas non caperet, ma diamine basta lingue morte ! La calligrafia a volte era più o meno quella di un serial killer, molte altre solo incomprensibile inclinata a sinistra nel principio, verso destra alla fine, con ampi strappi in alto sulle esse e le effe. Ancora a tratti con delle strane rotondità che non sembravano appartenere alla medesima calligrafia. Talvolta i versi tradotti erano presi da un brano-tormento che amavo ascoltare, altre ancora era qualcosa che credevo di aver ascoltato, mentre il brano in realtà diceva tutt'altro. Le tecnologie elettro-meccaniche degli anni ottanta promettevano miracoli. Il miraggio di una macchina da scrivere vera si scontrerà poco oltre con una altra triste realtà: ero lento, terribilmente lento a scrivere, e l'impiego di due sole delle dieci dita di cui madre natura mi aveva provvidamente fornito rammentava la caducità della vita umana. Come sugli alberi le foglie, le mie pagine restavano appese a quell'errore di battitura implacabile che sopraggiungeva all'ultima battuta dell' ultima riga e che non mi riusciva, proprio non mi riusciva di correggere in maniera raffinata, costringendomi impietosamente a riscrivere tutto. Il mezzo si rivelò da subito come un colossale impedimento; il mio orgoglio non mi consentiva di tornare indietro, di scrivere come sapevo, abbandonando tutta quella romantica ferraglia. E - ribadisco - romantica, adoravo la mia macchina da scrivere, era per me un autentico oggetto di culto. Ma, come tutti i culti, si basa sulla volontà di non capire e di gingillarsi con i Misteri. Mi sembrava un Mistero come qualcuno potesse scrivere a macchina più velocemente di me con sole due dita... il Django della macchina da scrivere era fedele e disperato. Ma il vero Moloch era ancora dietro la linea dell'orizzonte. Il mostro che prometteva di essere la soluzione di tutti i problemi, la vera incarnazione in terra del Male, la Soluzione Finale : un computer. Sin da subito la cura si dimostrò assai peggiore del male. Utilizzare uno strumento in grado di fare molto meno di milioni di operazioni al secondo sarebbe stato molto più che sufficiente, se solo i milioni di operazioni fossero state quelle che gli chiedevo io e non le cazzate dettate da una graffetta sghignazzante sul margine in basso a destra dello schermo. E' questo il periodo dell'apostasia. Muore ogni fiducia nell' operato della Macchina, ogni programma non richiesto viene cancellato, senza pietà. E' il tempo di capire finalmente come funziona, di studiare fino a notte fonda i manuali, con avidità, sulla strada per raggiungere la vera Sapienza, l' Illuminazione. Non utopia ma lotta senza quartiere: far fuori quel maledetto sistema operativo che si mangia tutto, compresi i pensieri, intendendo sostituirli con un qualcosa di meno ingombrante o esteticamente più accattivante da mostrare su di una ordinata scrivania di carte. Bisognava farlo, una volta per tutte. Dopo avere alienato i lavoratori dei campi e i lavoratori delle fabbriche che non possono permettersi i beni che producono spaccandosi la schiena, il Capitale affligge i lavoratori della tastiera arrivando ad alienare nientemeno che le costruzioni del loro pensiero. Non colpa ma dovere morale spianare senza pietà quell'orrore, in favore di un glorioso emulo europeo del sistema Unix, memoria del sessantotto nelle università americane della California. In barba a qualsiasi storiaccia che ci raccontano in merito ai programmi di riarmo e fabbriche del consenso da Guerra Fredda che fanno la gioia del consumatore. In barba a tutto questo, la guerra non è mai creativa, ma si ciba delle migliori creazioni. Ma tornando ad una disamina completa degli impedimenti alla scrittura che tanto hanno ritardato l'inizio di questa fulgida carriera, se in primis abbiamo parlato della calligrafia, seguono in breve una serie di macchine il cui uso mi era sostanzialmente ignoto, oltre all'abitudine pessima di ascoltare al contempo musica ad alto volume in cuffia. Con il tempo la crescente consapevolezza della mia somma ignoranza si tramutò in una sete di conoscenza inestinguibile; cominciai a frequentare luoghi abitati da programmatori mannari, a fare incetta di libri, dispense di ogni genere, a stampare porzioni intere dello scibile conosciuto in caratteri ad otto punti e fronte-retro per risparmiare spazio. E poi a leggere tutto, incurante di feste telecomandate o altre più innocue ricorrenze per trangugiare manuali, spiegazioni, articoli come taluni romanzi contemporanei - un po' incomprensibili all'inizio, ma il messaggio alla fine passa. Avrei voluto capire il tedesco per capire le pubblicazioni del CCC di Amburgo, ma a volte mi bastava il codice tra un paragrafo e l'altro. Pensavo che raggiungere la conoscenza fosse una mestiere da novello Faust, forse non proprio quello che il vecchio Goethe redime, ma quello senza speranza di Marlowe; manipolare le idee come Prometeo il fuoco, creatura degli dei, provavo il medesimo orgoglio e fantasticavo sulla stessa maledizione. Ora che il pollice opponibile non serve più per impugnare la penna, la rivoluzione copernicana ci fa ad immagine e somiglianza di un dio che se ne sta meditabondo con lo sguardo perso ed il pollicione rilassato sul pick up di un basso elettrico; placido suona le note fondamentali dell'universo, senza perdere il tempo, mai. Nelle pause Maroccolo con lo sguardo assorto inspira fumo senza mani mentre tuona la cassa. Ed il Corvo è reietto, perchè suona sui tetti di frequenze troppo alte che sfuggono al pulsare lento e profondo nel petto. Le molte religioni in lotta hanno fatto poi tutta una questione sul nome, se fosse YHEOVA, YAHVE, o forse JACO. Con le Arti Oscure dei linguaggi di programmazione, appresi nottetempo nel capanno degli orrori nella piana del Vivaro, iniziai a scrivere un programma che servisse a formattare i miei testi. Volevo che fosse terribilmente personalizzato, ma anche maledettamente generalizzato, che facesse solo ed unicamente quel che gli dicevo io, ma che fosse in grado di fare quel che gli avrebbe potuto chiedere qualcun altro, e documentarlo... fatto sta che per programmare il mio Golem, un giorno smisi di scrivere. Lo studio dello strumento di scrittura si tramutò in questo modo, con il passare del tempo, in un mestiere. Per seguire chi indica la luna, presi a studiare il dito indice, e adesso sull'indice so tutto. Ho amato per un breve periodo questo mestiere, un mestiere che ritenevo creativo, mentre la pratica lo ha svelato ben presto come un'altra delle cose alienanti del mondo. Come altri mestieri, lascia un' ombra a sera, come l'impressione di aver venduto qualcosa più del proprio tempo, aver prostituito il proprio talento - ove mai ve ne sia - per una piccola fetta della libertà che realmente ci appartiene. Il lavoro salariato rende rende schiavi del lavoro salariato. L'unica libertà che si acquista è quella di divenire consumatori, in una macchina in cui non consumare abbastanza si traduce in una nuova guerra da qualche parte nel pianeta. Possibilmente lontana finchè comperi abbastanza scarpe, un po' meno se dovrai sacrificarle per il pane; ma sorprendentemente un giorno potrebbe esplodere anche in casa tua quando di scarpe ne avrai troppe. Non c'è bisogno della foto di Marx con la barba bianconera o simboli del lavoro nei campi che non hai vissuto; fuori si sentono i grilli, il vento spira tra le fronde e il sole ingiallisce quel muro, noi siamo qui pallidi e legati ad una sedia ad osservare un orario. Liberi di scegliere con pieno agio l'abito che indosseremo il giorno del nostro funerale. Qualcosa comunque non torna. Questi gli alibi perchè, passati i trenta, lo scrittore più precoce del secolo non ha mai preso in mano una penna ed i suoi libri sono tutti e solo immaginati. Ma i manoscritti non bruciano. Così è stato prima di arrivare alla età di Proust in cui cercava il tempo perduto nei libri piuttosto che nei baracci dei bassifondi. Questa è una età strana, in cui la gente seria fa scelte meditate e dalle conseguenze profonde. Io piuttosto, secondo un mio approccio mi accontento di meditare su come evitare che alle scelte conseguano degli sprofondi. Forse è una cosa intelligente, quella che ho scritto, forse è solo una permutazione circolare; allora qualcuno dovrebbe anche conseguire profondamente che si eviti la meditazione, ovvero si mediti profondamente a conseguire scegliendo, o anche... Ma insomma. Una permutazione di parti di verità costituisce una verità permutata, che non è di per sè una non-verità, benchè non si sappia bene poi che farsene di questa cosa. Non so che cosa ho detto, ma so che è vero,senza che questo debba essere materia di fede. Non esisto in quanto penso, ma sono causa di cogitazione per gli altri, quindi esisto, e pertanto mi vogliono del male. Tralascio le implicazioni metafisiche del predicato, che sicuramente verranno sviluppate in qualche scuola di pensiero in un futuro in cui non c'è la televisione e lei ha mal di testa. Spiegato come per tanto tempo avrei voluto esprimermi e non sono riuscito a fare, scusandomi con le Muse come di consuetudine, dovrei spiegare invece che cosa ha scatenato questa ripresa inattesa di tutte le comunicazioni. Forse questo è il tentativo di giustificare un bilancio? No, rappresenta al contrario l'affermazione del fatto che di bilanci ve ne sono sin troppi, la vita umana è già schiava di vari generi di contabilità ed afflizioni statistiche; io non uso più quaderni a righe, se guardi bene sulle pagine bianche si scrive meglio, si scrive ciò che vuoi. E non numerarle mai, la vita è per sua natura uncountable. La anatomia patologica del soggetto prevede che, perchè sviluppi una inarrestabile pulsione a scrivere, ci sia una certa combinazione di fattori ovvero situazioni/trigger, che scatenano il bisogno di esprimersi. Spesso la causa è un ambiente nuovo e ricco di stimoli, sempre nuove letture, conoscenze, viaggi. Talvolta particolari ricorrenze, particolari nostalgie. Situazioni come la scena di una avvenente lettrice in treno che sfoglia un libro dal titolo: ''Fantasia di Sparizione``. Sorrido ancorra al primo pensiero ''Non lo fare...!`` Il titolo è seguito nelle fantasie dei libri rubati a compagni di viaggio, da un più prosaico ''L'era del porco``. Questa è una età strana, davvero. Quello che intendo è che - dopo i primi diecimila giorni di vita, uomini sanguinari scelgono di deporre le armi e di indossare il saio; altre star di inizio millennio hanno intrapreso un qualche tipo di predicazione nel vicino oriente; gli uomini di scienza già hanno un nome, quelli di mondo già se lo son rovinato. Io che sanguinario non sono mai stato, e che anche il saio eviterei, ho cominciato a pensare, come è naturale per gli uomini che manifestano la volontà di lasciare un segno, a quale questo segno dovesse essere. Fu così che, alla ricerca dei mostri che scuola e religione installano nei nostri sogni, intrapresi l' acerrima lotta contro le epiche distopie della quotidianità.